Pride Milano 2001
Sfila nel capoluogo lombardo l'orgoglio omosessuale. Il 23 giugno la manifestazione più appariscente, ma per tutto il mese appuntamenti a go-go, tra festival del cinema e pièce teatrali. 

da il Nuovo del 2.3.01
di Tommaso Aspetti 

MILANO - I gay ci riprovano. E così dopo la marcia dell'orgoglio, e delle polemiche, di Roma si preparano a quella di Milano. Il 23 giugno infatti il capoluogo lombardo sarà teatro del "Pride Milano 2001" la variopinta sfilata dell'orgoglio omosessuale che tanto ha turbato i sonni del Papa nel Luglio scorso in quel di Roma.

La manifestazione del 23 sarà però solo l'epilogo più appariscente di un mese fitto di appuntamenti che inizieranno il 30 maggio con il festival del cinema e poi del teatro gay e lesbico. Il programma delle iniziative è stato presentato oggi alla libreria Tycoon di Milano dal Coordinamento Arcobaleno, una realtà che riunisce tutte le associazioni gay e lesbiche della Lombardia, da Sergio Lo Giudice presidente nazionale di Arcigay e da Titti de Simone, presidente di Arcilesbiche. 

Gli obiettivi della comunità gay sono noti e riguardano anzitutto la legge Mancino sulla non discriminazione, "una legge - spiega Marco Volante, uno degli organizzatori - che in modo scandaloso esclude i gay e le lesbiche". Ma più in generale la loro battaglia è per una totale laicità dello Stato e per il riconoscimento a tutti del diritto di cittadinanza. "Due temi - ha detto Sergio Lo Giudice - per i quali i gay si fanno punto di riferimento e cartina al tornasole della società". E la domanda, sempre quella, è inevitabile: per queste rivendicazioni c'è bisogno di girare per le strade della città mascherati in quel modo? "Il Gay Pride - spiega Paolo Ferigo, uno degli organizzatori - è la festa dell'orgoglio omosessuale e il proprio orgoglio va gridato". "Siamo tutti d'accordo - dice Lorenza Accorsi, un'altra organizzatrice - sul fatto che la manifestazione debba comprendere momenti di visibilità diversi dal solito, perché la visibilità è comunque un atto politico forte. E noi vogliamo che la politica ci veda, che sappia che ci siamo e che dopo la marcia di Roma dell'anno scorso non siamo scomparsi". 

Già, Roma, la città del Vaticano, il nemico storico degli omosessuali; le motivazioni di quella scelta erano chiare, immediate, ma ora, perché Milano? "Milano - spiega Antonio Lo Giudice, presidente di Arcigay - sta diventando il laboratorio di un progetto integralista che non può lasciare indifferenti. La legge regionale lombarda sulla famiglia per esempio è la più integralista d'Italia. Milano è la sede della Lega Nord, un movimento che, specie negli ultimi tempi, ha fatto dell'omofobia il suo principale cavallo di battaglia. E poi c'è Forza Italia che appoggia apertamente il disegno di conservatorismo sessuale del cardinale Sodano. Bene, se questo è lo scenario il Gay Pride a Milano diventa necessario". Uno scenario che Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi, che insieme a Ds, Sdi e Radicali hanno già dato il loro appoggio alla manifestazione, dipinge così: "Fortunatamente la Regione non ha nessuna competenza per questa iniziativa, altrimenti avrebbe fatto di tutto per impedirla".

Il percorso della sfilata, che tante polemiche ha scatenato l'anno scorso, non è ancora stato stabilito, il comitato organizzatore infatti non ha ancora incontrato l'amministrazione neanche per chiedere l'autorizzazione. Anche se - assicura Marco Volante - "sarebbe davvero scandaloso che la Giunta facesse dei problemi: anzi, chiederemo al sindaco Alberini di sfilare con la fascia tricolore in prima fila".