Perchè a Milano il Pride 2001
di Emiliano Etzel Placchi
Il WGP è un evento irripetibile in Italia. La folla di tre, quattrocentomila persone che ha riempito il percorso era composta da una percentuale rilevante di eterosessuali animati da intenti anticlericali e di difesa della laicità, che sono stati il plus-valore dell'evento. L'anno prossimo se Dio vuole il giubileo sarà finito. Quindi chiunque sarà ad organizzare il Pride avrà di fronte una sfida altissima: organizzarne uno "vero". Un evento che non potrà assomigliare agli enormi raduni parigini, londinesi o berlinesi, le cui dimensioni sono tali che i numeri del WGP di Roma sarebbero stati considerati un insuccesso. La capitale non potrà più fare la "sfigata" oppressa dal papato reazionario di GPII e chiamare a sé tutti quelli che lo avversano. In questo senso è vero che se non fosse stata la città di Romolo e Remo non avremmo avuto tale partecipazione. Ma si può giocare sempre la carta della cenerentola della laicità quando il tema sarà "solo" la visibilità e diritti per le/gli omosex e transgender e quant'altro? Ormai tutti hanno compreso che non si può costruire una manifestazione senza creare l'idea che si tratti anche di un evento godurioso. Nessuno va dove non c'è nessuno. Dove non c'è musica, carri, Festa. Con buona pace delle giovani-vecchie velate che vorrebbero mettere il grembiulino della cresima anche alle veterane trans di Stonewall. Non si tratta di manifestare nella città meno cara, altrimenti potremmo farlo anche e solo a Terni, ma mai a Genova, Torino, Milano e Roma. E non ha neppure senso il discorso della centralità geografica. A Roma i Centri Sociali sono arrivati con un treno da 10.000 lire. E oggi la tratta Roma-Milano è una questione di quattro ore e mezza. Non prendiamoci in giro con argomenti sulle "distanze" che andavano bene nel 1950. Di fatto, la Lombardia ha quasi 10.000.000 di abitanti e il nord del Paese è la parte più popolosa e dinamica. Se ci si deve basare sui numeri mi pare che sia un buon inizio, anche perché il sud partecipa comunque molto meno. Milano offrirebbe un clima senz'altro più rilassato. La manifestazione non incorrerebbe nello snervante tira e molla tra le tanto esaltate istituzioni cittadine della capitale. Il corteo potrebbe svolgersi per la prima volta nel centro di una città il cui arcivescovo - a capo della diocesi più grande del mondo - non ha mai attaccato i gay, dove già si svolge da anni un festival internazionale di cinema gaylesbico senza i noiosi problemi d' ordine pubblico che hanno fatto patire sino all'ultimo. La visibilità nazionale sarebbe garantita dai media che vengono anche a Milano: la capitale della comunicazione, dell'editoria, del giornalismo, della finanza, della moda, del design. La città che politicamente nel Novecento conta tantissimo, dove ogni cambiamento che ha coinvolto il Paese è sempre passato di qui (anche la nascita, affermazione e vittoria, di Forza Italia, ahimè) dove il movimento gay ha simbolicamente fatto i primi passi. La realtà commerciale di Milano potrebbe tranquillamente sobbarcarsi tutti i momenti ludici in una città con un sistema di trasporti più efficiente della metropolitana di Roma. Non a caso il primo Gay Pride italiano avrebbe dovuto svolgersi nella città di Ambrogio. Milano non è sterminata e confusionaria come Roma e i collegamenti sono più agevoli. In conclusione ritengo che sulla carta Milano abbia il diritto di organizzare il prossimo Pride più di qualunque altra città. Per la sua importanza per tutto il Paese, per la sua storia generale e per il ruolo che ha nella storia del movimento. Ma Milano non ha il Mario Mieli (cioè lo ha avuto passato, l'uomo). E sulla capacità organizzativa di questa città, piena di grandissimi singoli e gruppi capaci di realizzare progetti, ho dei dubbi. A Milano c'è un sacco di gente che ha lavorato per la realizzazione di grandi cose con pochi finanziamenti pubblici, quasi nulli. Ma ha pure un tasso di litigiosità autodistruttivo enorme, e potenzialità immense si sono spesso risolte in conflitti autodistruttivi alquanto tristanzuoli. La palla passi quindi al movimento meneghino e alle personalità che questa città sa esprimere.