La diversità è vita

da Pride - Giugno 
Maria G. Di Rienzo

Le donne lesbiche non lottano solo per affermare il loro orgoglio, ma anche contro le vere e proprie violazioni dei diritti umani nei confronti delle donne. Ecco cento buoni motivi per partecipare al Pride da protagoniste.

Qualche mese fa (non fornisco i dati precisi per ovvi motivi) una giovane operaia delle mie parti, calciatrice, poeta, si è suicidata. Lo sguardo mi è caduto sulla foto che corredava il trafiletto sul quotidiano locale (si ignorano i motivi… non era fidanzata… le sue compagne di lavoro sono sconvolte…).

Riconosciuto quel volto, ho scoperto che io sapevo il perché di quel gesto. O almeno gran parte del perché. Ma non potevo dirlo. E mentre la mia bocca si riempiva di silenzio e di amarezza, al mio udito continuavano a ronzare frasi che uomini e donne omosessuali mi ripetono da molti anni: "Non c'è problema, perché dovrei parlarne o mostrarlo in qualche modo? Le/gli eterosessuali mica fanno le marce dell'orgoglio. Cosa c'è da essere orgogliose/i? Io sono uguale agli altri / alle altre. Semplicemente mi capita di andare a letto con persone del mio stesso sesso".

Gli armadi, i nascondigli in cui vivono rinchiuse queste persone “rilassate”, che “non hanno problemi”, per cui è “semplicemente una questione di letto”, danno loro una tale gioia che l'assoluta maggioranza di loro frequenta o cerca uno psichiatra/psicologo/confessore/guru delegato a deresponsabilizzarli/e, cioè a fornire loro una spiegazione assolutoria per ciò che sono e di cui si vergognano!

L'omosessualità è molto di più di ciò che accade nella stanza da letto. L'orientamento sessuale non significa solo atti sessuali: include un ampio spettro del comportamento umano e il modo in cui abbiamo relazioni con gli altri esseri umani… ma una volta stabilito che è colpa di un Edipo malmesso o degli ormoni o delle cattive compagnie si può tirare un sospiro di sollievo e non agire per nulla perché sia riconosciuta la dignità della propria specifica differenza…

Io credo invece sia urgente per tutte/i riconciliarsi con la diversità, e questo è il primo motivo per cui il Pride è giusto e necessario. Le leggi sono importanti, ma non bastano: il nodo più importante è il cambiamento culturale.

La diversità trattata come minaccia produce guerra, violenza. La differenza dell'omosessualità viene trasformata in “malattia” e “mancanza” perché non si riesce a tenerla sotto controllo: essa continua a riproporsi nonostante i roghi, le leggi, gli anatemi religiosi, i gazebo, gli emendamenti e i proclami. Perché la diversità è la vita. Perché la diversità permette una molteplicità di interrelazioni capaci di sanare, di rigenerare e guarire. La diversità è la chiave per la sostenibilità dell'ecosistema, è il fondamento della reciprocità e della mutualità, e consente che la vita continui…

Come donna, ovviamente, io porto al Pride anche i miei contenuti specifici, di genere. L’emarginazione delle donne nel mondo dei diritti umani è nata come riflesso dell'ineguaglianza fra il genere maschile e quello femminile nel mondo, e ha un terribile impatto sulle vite delle donne. Essa ha contribuito a perpetuare una condizione femminile subordinata ed ha quindi reso terribilmente difficile per le donne ricercare la giustizia, rispetto alle violazioni dei diritti umani. In molti Paesi essere lesbica, o sfuggire al possesso/controllo di un uomo, significa morte: e se questo vi appare troppo distante, vi dice nulla che numerose madri lesbiche, in Italia, continuino a nascondersi per timore che i figli vengano loro sottratti? Vi dicono nulla le vite perdute per suicidio, quelle vissute in solitudine e angoscia?

Al di là delle preferenze sessuali, noi abbiamo tutti e tutte l'assoluta urgenza di mostrare, progettare, sognare e agire per un mondo migliore di questo. Per fermare l'odio.

Insieme possiamo vincere i diritti di ciascuna/o, che includono il diritto incondizionato di controllo sul proprio corpo e il diritto a un'educazione non sessista/eterosessista, che includa informazioni positive sugli stili di vita gay e lesbico.

Ci saranno quelle che diranno: ma questa è politica, ed io non me ne occupo. Se per politica intendete la gestione amministrativa della cosa pubblica e non siete funzionarie statali, be', avete ragione… Ma la politica è: salari, la vostra posizione nel mondo del lavoro, i vostri diritti e doveri di cittadine. È del vostro benessere che vi chiedo di occuparvi.

Altre diranno: è un discorso parziale, non mi riguarda. Ebbene, le lotte delle donne hanno conquistato spazi democratici che hanno trasformato positivamente la società: l'autodeterminazione, il principio di responsabilità individuale, il no assoluto ad ogni tipo di stato etico e di morale ed ai comportamenti affettivi/sessuali imposti per legge…

Ci avete mai riflettuto? Fatelo. Facciamolo insieme. In giugno, il 23, a Milano.