L'Italia sta al balcone... e noi?

da Pride - Giugno 
Sergio Lo Giudice

Il presidente nazionale dell’Arcigay ci spiega perché la sua associazione, assieme ad Arcilesbica, parteciperà al Gay Pride di Milano il 23 giugno: occorre dimostrare che lo scorso Gay Pride di Roma non è stato solo un episodio isolato.

L’Europa marcia veloce nella lotta alle discriminazioni. L’Italia sta al balcone a guardare, come quelle vecchie signore che abbiamo sorpreso a spiarci da dietro le finestre socchiuse mentre sfilavamo in questo o quel Pride.

Qualche settimana fa in Scozia la Central Scotland Police ha emanato un bando per reclutare, oltre a gay e lesbiche, persone con un “transgender background”. Negli stessi giorni venivamo a sapere di poliziotti destituiti in Italia per la loro omosessualità.

Se l’Olanda continua a fare da apripista celebrando i primi matrimoni, segnali interessanti arrivano da realtà culturalmente più vicine a noi. Il Pacs approvato a Ginevra o la legge sulle coppie di fatto in Valencia, voluta dal PPE (di centrodestra) di Aznar mostrano ancora di più lo scandalo del ritardo italiano. L’elenco delle responsabilità sarebbe lungo ed è stato fatto più volte. Ma adesso è giugno e la palla sta nel nostro campo.

Un impegno diretto da parte di gay, lesbiche e transgender rappresenta il presupposto indispensabile per imporre il tema delle libertà civili. La grande prova di visibilità e partecipazione dell’8 luglio scorso non ha certo risolto la situazione, ma da lì ha ripreso nuovo slancio un processo di apertura culturale nei nostri confronti e di liberazione interiore da parte di tanti di noi, a partire dai più giovani, dalle più giovani. Un clima che ci ha permesso di segnare un paio di goal come la modifica dei decreti che vietavano la donazione di sangue a gay e lesbiche o l’elezione di un nostro rappresentante in Parlamento.

È un passaggio per cui non ci sono scorciatoie. L’assunzione diretta, da parte nostra, della responsabilità di scendere in piazza a reclamare i nostri diritti è un passo non eludibile, una prova di forza che produce cambiamenti e costringe a fare i conti con una realtà in crescita. Il movimento gay sa farlo con la fierezza di cui è portatore e con l’allegria di chi sa trasformare una condanna all’esclusione sociale in una gioiosa scommessa su un futuro libero e appagante. La festa contrapposta al pregiudizio. La gioia sbattuta in faccia all’odio sociale. Pride Milano, 2001.

Milano è pronta per accogliere questo grande evento nazionale, perché la comunità ampia ed articolata della città è sempre meno sottotraccia e sempre più visibile ed attenta a fare sentire il proprio peso. Lì porteremo, provenendo da tutta Italia, la grande richiesta di libertà ed uguaglianza che lanciamo al paese, le mille esperienze territoriali che chiedono attenzione, la protesta contro le nuove forme di razzismo omofobico, una visione moderna, libertaria, europea della società.

Il sindaco Albertini ha negato il patrocinio della città, ha detto no a piazza Duomo, concessa poi ad Alleanza Nazionale per la marcia dell’”orgoglio nazionale”. La nostra risposta a questa offesa ai nostri diritti costituzionali sarà pacifica e festosa, ma fortemente determinata. Abbiamo dovuto sopportare, negli scorsi mesi, una campagna fortemente denigratoria da parte di forze politiche che oggi siedono sui banchi del governo. Abbiamo assistito ad un’acquiescenza sempre più remissiva delle forze politiche nei confronti dei diktat vaticani. A tutto questo abbiamo risposto colpo su colpo, mantenendo alta la bandiera della laicità dello Stato, della pluralità culturale, della ricchezza dei progetti di vita individuali.

Le voci che si sono levate durante l’anno da parte della comunità gay potranno essere rese più forti da una grande mobilitazione.

La nostra forza tante volte è stata ignorata da altri, più spesso è stata sprecata da noi stessi: oggi dobbiamo usarla per provare a realizzare il nostro sogno di libertà. A patto che ognuno ed ognuna di noi lo chieda, e Milano è il luogo giusto per farlo.

Per quel giorno, non prendere altri impegni. È la tua vita, bellezza.